Trebbiatura delle fave nelle campagne di Palermo, foto F. Alaimo 1970, Archivio Nuova terra antica         

Le agricolture "biologiche": avanguardia o devianza nel progresso agronomico?

Da quando i primi allarmi hanno dimostrato la capacità dell’agricoltura moderna di provocare alterazioni significative degli equilibri ambientali, nell’universo dei produttori agricoli si sono manifestati due atteggiamenti diversi per impiegare le risorse agrarie evitando di compromettere gli equilibri della biosfera: il primo ha suggerito un impegno ulteriore della scienza per la ricerca di pratiche capaci di superare il pericolo, il secondo ha immaginato un’agricoltura che rigettasse il contributi che alla crescita delle produzioni ha prestato, dalla metà dell’Ottocento, la chimica. Mentre gli agronomi convinti che la produzione agricola non possa ignorare i bisogni della popolazione del Pianeta si sono impegnati ad evolvere le tecniche tradizionali, gli adepti delle dottrine che, proclamando verità configgenti, pretendono di adempiere alla seconda istanza hanno rigettato le conquiste della tecnologia agronomica del secolo scorso nell’indifferenza per la caduta della produttività che ne consegue. Alla domanda di quale delle due filosofie stia disegnano l’agricoltura del futuro può darsi risposta rilevando che i cultori delle nuovi filosofie di palingenesi agraria ignorano le conquiste essenziali dell’agronomia occidentale, al primo posto il ruolo del bestiame bovino quale anello di congiunzione tra produzioni cerealicole e fertilità della terra: ignorandone il legato non pare verosimile che possano dirigerne l’evoluzione sulle fondamenta di un passato di cui solo ignoranza e presunzione possono disconoscere la solidità

da Rivista di storia dell’agricoltura, XXXV n. 2, dicembre, 1995




Agricoltura biologica: le fondamenta nella scienza, o le radici nella superstizione?

Nel 1962 un volume cui lo stesso titolo, Silent spring, assicurava il successo, lanciava l’allarme per i danni agli equilibri ambientali prodotti dalle molecole impiegate contro i parassiti dei vegetali. L’autrice, Rachel Carson, aveva fondato la letteratura ambientalistica, che negli anni successivi avrebbe conquistato uno spazio altrettanto ingente nelle biblioteche scientifiche e in quelle dei saggi di opinione. Gli emuli della biologa americana si sarebbero divisi, infatti, tra i ricercatori impegnati a sostituire le tecnologie di difesa fondate su composti dagli effetti incontrollabili con tecnologie fondate su composti degradabili, impiegati con discrezione, e i profeti della catastrofe chimica, che, verificato il successo del proprio messaggio, moltiplicavano i proclami contro l’impiego della chimica in agricoltura pretendendone il bando incondizionato. Rispondevano al proclama i primi teorici di una nuova agricoltura, che creavano le prime aziende immuni dalla chimica, stampavano i primi periodici, riunivano i primi proseliti delle “agricolture biologiche”. A due decenni dalla nascita delle prime scuole, l’esame delle dottrine proposte dai fondatori per assicurare agli adepti le coordinate secondo le quali orientare il proprio lavoro individua nel manipolo qualche agronomo che ha riproposto i principi dell’agronomia ottocentesca, qualcuno che ha rigettato l’intero contesto della tradizione agronomica, qualche chimico che ha scritto libri di successo proponendo dati drammatici senza spiegare da quali campioni e da quali procedure di analisi siano derivati, è assurto a caposcuola di agricoltura persino un maestro di spiritismo i cui testi chiave possono identificarsi nell’iniziazione satanica. L’analisi storica dimostra, peraltro, il sollecito dissolversi di ogni sforzo per assicurare alle agricolture “alternative” fondamenta “scientifiche”: da qualche anno l’unica preoccupazione degli alfieri dell’agricoltura “biologica” pare essere l’escogitazione degli espedienti tecnici che consentano di produrre senza fertilizzanti e antiparassitari assicurando i contributi pubblici che hanno sospinto il settore alla crescita più felice

Accademia nazionale di agricoltura, Problemi dell’agricoltura italiana. Scenari Possibili, vol. VII, Agricoltura biologica. Bologna 2002




Il sogno radioso del Pianeta affamato

E’ stata pubblicata da un’editrice bolognese una raccolta di scritti degli alfieri dei movimenti che contestano l’agricoltura fondata sulla scienza e la tecnologia, e propugnano una nuova agricoltura contadina in cui ogni famiglia dovrebbe produrre il proprio cibo. Colpisce il lettore la determinazione a ignorare le conseguenze delle proprie proposte, espressione di quello spirito giacobino che reputa accettabile qualunque prezzo possa costare la propria utopia

Spazio rurale, LII, n. 3, marzo 2007





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